Risposta rapida: Un cavo coassiale da 75 ohm deve essere terminato con connettori da 75 ohm. Se su un cavo da 75 ohm si monta un connettore da 50 ohm, il disadattamento produce un coefficiente di riflessione di 0,2, cioè una perdita di ritorno di -14 dB e circa il 4% della potenza riflessa indietro. Alle frequenze della televisione e del S/PDIF questo diventa ghosting, errori e rapporti segnale-rumore peggiori. L’impedenza non si misura col tester: dipende dal rapporto tra diametro dell’anima, dielettrico e diametro interno della calza, non dal prezzo del cavo.
Due cavi possono avere lo stesso diametro esterno, lo stesso colore e la stessa calza, e comportarsi in modo opposto a 800 MHz. La differenza sta nel dielettrico e nelle geometrie: pochi decimi di millimetro spostano l’impedenza caratteristica da 75 a 50 ohm. Chi lavora su impianti TV, satellite o su collegamenti digitali audio non può permettersi questo errore, perché la riflessione non si vede a occhio e non si misura con un multimetro.
Perché 75 ohm non è una preferenza
L’impedenza caratteristica nasce dal rapporto tra induttanza e capacità per unità di lunghezza: un’anima sottile con dielettrico spesso sale verso 75 ohm, un’anima più grossa con dielettrico compatto scende verso 50 ohm. Il valore non è un capriccio commerciale ma il risultato di uno standard di sistema: sorgenti, cavi, connettori e ricevitori sono progettati per la stessa impedenza, e ogni elemento fuori valore introduce un punto di discontinuità. In un impianto d’antenna la discontinuità si somma a ogni giunzione.
50 ohm contro 75 ohm: i numeri
Il conto si fa con il coefficiente di riflessione, che dipende solo dalle due impedenze a confronto.
| Cavo | Connettore | Coefficiente di riflessione | Perdita di ritorno | Esito |
|---|
| 75 ohm | 75 ohm | 0 | nessuna | Accoppiamento corretto |
| 75 ohm | 50 ohm | 0,2 | -14 dB | 4% riflesso, errori e ghosting |
| 50 ohm | 50 ohm | 0 | nessuna | Corretto per radio e strumenti |
| 50 ohm | 75 ohm | 0,2 | -14 dB | Stessa riflessione, speculare |
Un valore di -14 dB sembra accettabile, ma vale per una singola discontinuità: con tre o quattro raccordi errati le riflessioni si sommano e il margine si consuma.
Perdite, schermatura e frequenza
La perdita di un cavo cresce con la frequenza e si dichiara in dB ogni 10 m. È una regola pratica di confronto, non un valore unico: a 100 MHz un cavo decente sta sotto 1 dB ogni 10 m, a 1 GHz sale nell’ordine di 3-5 dB ogni 10 m, e a 2 GHz peggiora ancora. Per questo la scelta del cavo dipende dall’uso: impianto terrestre, satellite o distribuzione in casa su tratte lunghe.
Come si legge un dato in dB ogni 10 m
Il dato va sempre accompagnato dalla frequenza. Un cavo dichiarato 3 dB ogni 10 m a 1 GHz su una prolunga cavo antenna da 30 m perde 9 dB, cioè metà della tensione: se il segnale in antenna è già debole il margine sparisce. A 500 MHz la stessa tratta perde molto meno: i conti si fanno sulla frequenza più alta del canale.
Connettori, giunzioni e continuità della calza
Il connettore F è il più diffuso sugli impianti d’antenna, il BNC su strumentazione e video, l’RCA sui segnali digitali audio che spesso nascono da un estrattore audio HDMI. Il punto critico è che BNC e N esistono in due impedenze e sono meccanicamente compatibili: un BNC da 50 ohm entra su una presa da 75 ohm e il danno non si nota. Allo stesso modo, un connettore F montato male, con la calza che tocca solo in pochi punti, introduce una discontinuità di impedenza e una perdita di schermatura.
La calza conta quanto l’anima
La corrente di ritorno viaggia sulla superficie interna della calza: se la copertura è bassa o la treccia è aperta, il campo magnetico non resta confinato e il cavo diventa sensibile ai disturbi vicini. Una copertura elevata serve soprattutto dove il cavo corre parallelo alla rete elettrica.
Casi pratici
- Situazione: impianto TV con ghosting su più canali: verificare che tutti i connettori siano da 75 ohm e che la calza sia bloccata su ogni raccordo.
- Situazione: tratta di 25 m verso una seconda presa: il conto in dB ogni 10 m va fatto sulla frequenza più alta, altrimenti si sceglie un cavo troppo sottile.
- Situazione: segnale digitale audio che si interrompe: usare un cavo da 75 ohm anche per il coassiale, non un cavo microfonico da 50 ohm.
- Situazione: rumore raccolto da un cavo di segnale dentro il cofano: separare i percorsi, come si fa con i cavi amplificatore auto tra alimentazione e segnale.
FAQ
L’impedenza si misura con un multimetro?
No. Il multimetro in ohm legge la resistenza in continua dell’anima e della calza, che è di pochi ohm, non l’impedenza caratteristica. Per quella serve un analizzatore di reti o un time domain reflectometer, strumenti che misurano l’onda riflessa. In campo ci si affida alla marcatura del cavo, al tipo di connettore e alla scheda tecnica.
Un cavo da 75 ohm va bene anche per il satellite?
È il cavo previsto, purché la tratta resti ragionevole e la frequenza di lavoro sia considerata: i transponder satellitari arrivano a 2 GHz e oltre, dove le perdite per metro crescono molto. Su tratte lunghe si sceglie un cavo con anima in rame pieno e dielettrico espanso, non un cavo sottile da interni.
Si può usare un cavo da 75 ohm per un’estrazione audio digitale?
Sì, è la scelta corretta per il S/PDIF coassiale, che arriva a 192 kHz e richiede impedenza controllata. Un cavo video da 75 ohm di buona qualità e un connettore RCA corretto bastano: gli adattatori economici cambiano geometria e introducono riflessioni che non si sentono subito.